|
ORA
MI ARRIVA IL VENTO
Ora
mi arriva il vento
il vento che faceva cantare i tuoi orecchini
sul sagrato della chiesa
Settembre
cosparge di chiodi a tre punte
la via maestra
tra le narici e il cuore
Stamattina
l'impronta del tuo abbraccio
sghembo
ginuflesso
predatore
è carne viva
benzina sull'asfalto
acido lattico
tra le fibre del mio dormiveglia
Col
becco
ricompongo
le piume sul mio petto
e risistemo le ferite
Sotto
il noce
ho nascosto
il mio tesoro
variopinto
raccogliticcio
magro
come le nuvole
dell'ultimo
trucidato
principe
di Bisanzio
Impiastricciato
il collo
la nuca
il viso
muco
saliva di rondine
fra le alghe
del tuo ventre
Spremuto
come la fisarmonica del cieco
mi sposto
nuoto
mi sporgo sul tuo corpo
come da una grondaia
ad ascoltare
il fruscio
il frinio
il frullio
delle tue rive
delle tue sponde
Abbiamo
riso, sì
abbiamo riso
(malgrado stesse per crollare il pavimento)
tanto da esorcizzare
famelici abbandoni
maree di trasecolati addii
perdoni
stazioni di Via Crucis
e
dove altri
costruivano palazzine
e quartierini
s'affondavano
in geometrie di rapporti sghembi
sfilate
cene e censimenti
dopo teatro
per tutti i santi week end canonici
noi invece
consolavamo la palude filigranata dell'Umida Vita Nostra
ne difendevamo i nidi e i confini
le canne
la perfetta
in continuo marcire
solitudine
mai prosciugata
ma prosciugati noi
(che sonno, che pena!)
agli angoli dei Troni e delle Dominazioni
dove si muovono
costanti
le radici
del Vaporoso Albero d'Autunno
cui attaccavamo l'altalena
fra il Cortile
e il suo cantilenare
e il Bosco Nero
e il suo muto
parabolico
assordante
raccontare
E
se ora
e ancora
addormenterai il tuo cuore in volo
usa le mie spalle
come pendio
e risparmia il mio viso
lassù
fra i tanti
che hai sbordato
smaltito
scolorato
fra le eliche del tempo.
|